El cigoto, es decir, el ovocito fecundado por un espermatozoide, es ya una persona humana, con un acto de ser, con un cuerpo y con un alma, y por lo tanto, su primer derecho humano es el derecho a vivir
viernes, 13 de diciembre de 2019
Más de 500 científicos destapan la farsa de la ONU y de Greta Thunberg: “no hay emergencia climática”
Cristina Martín 12/12/19 18:43

Los profesores Berkhout y Lindzen están entre los científicos que niegan la emergencia climática
La COP25, que se celebra en Madrid y preside Chile, está llegando a su fin, por eso conviene recordar que más de 500 científicos han señalado que “no hay emergencia climática alguna”. Un argumento que destapa la farsa sobre el cambio climático que han montado la ONU y la activista adolescente Greta Thunberg, entre otros, haciendo un gran negocio con ella.
Entre estos más de 500 científicos se encuentra el profesor holandés Guus Berkhout, y un distinguido experto del MIT, el profesor Richard Lindzen, quien destaca tres grupos en este asunto:
- Un grupo de científicos -los del Panel Intergubernamental del Cambio Climático (IPCC)- defienden que el cambio climático se debe a la quema de combustibles fósiles, la cual libera CO2 y calienta el planeta.
- Otro grupo de científicos son considerados escépticos, pues no ven lo anterior como un grave problema. Y es que creen que hay muchas razones para el cambio climático y que no hay evidencia de que las emisiones de CO2 constituyan el factor dominante.
- Y por último, el grupo que forman los políticos, ecologistas y medios de comunicación, a quienes el alarmismo da dinero y poder. Además, son estos los que han ahogado un debate serio al respecto.
En este vídeo, Lindzen destaca que los científicos coinciden en que el clima siempre está cambiando y el CO2 es un gas de efecto invernadero sin el que la vida en la tierra no es posible. Es cierto que los niveles de CO2 en la atmósfera han subido, al igual que la temperatura media global, pero no hay razones para alrmarse porque la predicción sobre los futuros estados del clima a largo plazo no es posible.
En la carta que más de 500 científicos enviaron a la ONU el pasado septiembre, defienden que “no hay emergencia climática alguna” e instaron al secretario general de Naciones Unidas, Antonio Guterres, a una discusión adicional y despolitizada sobre el tema climático. Ellos consideran que las políticas climáticas actuales socavan el sistema económico y ponen en riesgo vida, por lo que piden que estas se basen en “una ciencia sólida, una economía realista y una preocupación genuina por aquellos perjudicados por intentos costosos e innecesarios de mitigación”. “La ciencia del clima debería ser menos política, mientras que las políticas climáticas deberían ser más científicas”, subrayaron.
Ha habido otros calentamientos globales anteriores que han sido mucho más intensos que el actual
Estos científicos también destacaron que el mundo se ha calentado menos de lo previsto y lo esperado, y que lo más probable es que se exagere el efecto de los gases de efecto invernadero como el CO2. Asimismo, destacaron que no hay evidencia de que el calentamiento global esté intensificando los desastres naturales.
A todo esto, conviene unir al científico chileno Douglas Pollock, quien ha denunciado el fraude del cambio climático. Además, ha señalado que ha habido otros calentamientos globales anteriores que han sido mucho más intensos que el actual. Y ojo, no considera que el CO2 sea el principal responsable, sino más bien el sol y las variaciones de las rotaciones de la tierra.
La ciencia del clima debería ser menos política, mientras que las políticas climáticas deberían ser más científicas
Sin embargo, en la farsa que defienden la ONU y Greta Thunberg (con la que la ministra Teresa Ribera ha conseguido una ansiada fotografía, pero poco más) no es oro todo lo que reluce. Por ejemplo, Naciones Unidas llegó a señalar en un informe en 2001 que en 2020 no habría playas en el mar Mediterráneo… y se ha equivocado. Mientras, la activista adolescente sueca está patrocinada por empresas energéticas con intereses en renovables y el movimiento que lidera no se atreve a hacer sus denuncias en los países que más contaminan, beneficiando a lobbies, empresas verdes y ONGs que se están forrando a costa de la ignorancia de miles de ciudadanos.
(https://www.hispanidad.com/confidencial/cop25-500-cientificos-no-emergencia-climatica-destapan-farsa-onu-greta-thunberg_12014949_102.html?fbclid=IwAR3dHAQ026ZM1X0Uc1cHYR7SEym6AKQQxrR8IfNsvQ_F1fCFsQ7tDOno3b4)
jueves, 12 de diciembre de 2019
Obispos alemanes: la homosexualidad es tan normal como la heterosexualidad
La Commissione per il matrimonio e la famiglia della Conferenza Episcopale Tedesca ha raggiunto un consenso sul fatto che l’omosessualità è una “normale forma di predisposizione sessuale”.
Due prelati tedeschi hanno anche affermato che Amoris Laetitia insegna che i rapporti sessuali formatisi dopo un divorzio non sono né gravemente peccaminosi né un ostacolo alla ricezione della Santa Cena.
Il 5 dicembre, la Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato un comunicato stampa che illustra i risultati di una “consultazione di esperti sul tema ‘La sessualità dell’uomo: come discuterla dal punto di vista scientifico-teologico, e come valutarla ecclesiasticamente?’”
La consultazione, che comprendeva un panel di vescovi, sessuologi, teologi morali, teologi dogmatici e esperti in diritto canonico, si è svolta a Berlino e si è conclusa il 4 dicembre. Il momento dell’evento coincideva con la partenza dei vescovi tedeschi lungo il loro “percorso sinodale“.
Secondo il comunicato stampa, gli esperti concordano sul fatto che “la sessualità umana comprende una dimensione di piacere, di procreazione e di relazioni”.
Hanno anche convenuto che l’omosessualità è “normale” quanto l’eterosessualità e che nessuna delle due attrazioni sessuali dovrebbe essere cambiata.
“C’è stato anche un accordo sul fatto che la preferenza sessuale dell’uomo si esprime nella pubertà e assume un orientamento etero o omosessuale. Entrambi appartengono alle normali forme di predisposizione sessuale, che non possono o dovrebbero essere modificate con l’aiuto di una specifica socializzazione”, ha dichiarato il comunicato stampa.
Il comunicato ha presentato questo status di normalità come motivo per cui “ogni forma di discriminazione di persone con orientamento omosessuale deve essere respinta”, un insegnamento che si dice sia stato richiesto per “molto tempo” dall’ufficio didattico della Chiesa ed è stato “esplicitamente sottolineato da Papa Francesco” in Amoris Laetitia.
Tuttavia, l’accordo ha avuto i suoi limiti. Non c’è stato consenso su “se il divieto magisteriale sull’omosessualità praticata sia ancora attuale”. Gli esperti non erano d’accordo anche sull’opportunità di permettere a persone sposate e non sposate di usare contraccettivi artificiali.
Il comunicato stampa dei vescovi tedeschi menziona in particolare l’arcivescovo Heiner Koch di Berlino, capo della Commissione per la famiglia, e il vescovo Franz-Joseph Bode di Osnabrück. Entrambi erano stati presenti al Sinodo sulla Famiglia a Roma nel 2015. Secondo la dichiarazione, entrambi gli uomini hanno sottolineato “l’importanza di una discussione solida basata sulle scienze umane e la teologia e hanno sottolineato gli sviluppi che già si possono trovare in Amoris Laetitia“.
Come esempio di “sviluppo” in Amoris Laetitia, i vescovi tedeschi affermano che il documento dice che “un rapporto sessuale dopo un divorzio e un matrimonio non è più generalmente valutato come peccato grave, e, di conseguenza, non è prevista una generale esclusione dalla ricezione dell’Eucaristia”.
Tra gli altri prelati tedeschi presenti nel panel vi erano il vescovo Wolfgang Ipolt di Görlitz, il vescovo Peter Kohlgraf di Magonza e diversi vescovi ausiliari della Commissione per la Famiglia.
Il Catechismo della Chiesa cattolica del 1992 afferma chiaramente che gli atti omosessuali sono “instrinsecamente disordinati” e “contrari alla legge naturale” (CCC 2357).
“Chiudono l’atto sessuale al dono della vita”, continua. “Non procedono da un’autentica complementarietà affettiva e sessuale”.
“In nessun caso possono essere approvati”.
Tuttavia, il Catechismo sottolinea che la sofferenza delle persone con attrazione per lo stesso sesso non dovrebbe essere aumentata da un trattamento non gentile:
Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. (CCC 2358).
Il Catechismo sottolinea anche che:
“Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana. (CCC 2359).
Tuttavia, c’è una diffusa ribellione nella Chiesa cattolica in Germania contro la dottrina perenne della Chiesa in materia sessuale, anche tra i membri della Conferenza Episcopale Tedesca. L’insistenza della Conferenza Episcopale Tedesca a tenere il proprio sinodo, o “percorso sinodale“, senza il permesso del Vaticano, ha preoccupato i cattolici tedeschi più tradizionali.
Il cardinale Walter Brandmüller, presidente emerito del Pontificio Consiglio per le scienze storiche, ha avvertito che procedere su questa strada – che mette in discussione gli insegnamenti della Chiesa sul celibato, il sacerdozio maschile, l’omosessualità e il matrimonio – potrebbe portare a una “chiesa nazionale” senza “quasi nessun legame con Roma“. Il cardinale (uno dei quattro che sottoscrissero i Dubia) ha dichiarato che questa sarebbe “certamente la via più sicura verso il declino finale” della Chiesa tedesca.
Gran Bretaña: pruebas prenatales hacen caer en un 30% el número de nacimientos de niños con Síndrome de Down
Una nueva prueba prenatal genética ha provocado una caída del 30 por ciento en el número de bebés nacidos con síndrome de Down en los hospitales del Reino Unido donde se ofrece el examen.
(LSN) Un informe publicado el 8 de diciembre en el periódico The Times revela que cada vez más mujeres eligen abortar a sus bebés después de recibir un diagnóstico de síndrome de Down de la prueba prenatal no invasiva (NIPT), que se realiza tomando el ADN de los bebés no nacidos.
«Es mucho más precisa en la detección de Down» que otras pruebas prenatales, informó The Times.
En los 26 informes hospitalarios que proporcionan el NIPT y cuyos datos se estudiaron, la tasa de natalidad de los bebés con síndrome de Down pasó de uno en 956 (0.11 por ciento) en 2013 a uno en 1.368 (0.07 por ciento) en 2017.
«Como madre de una hija de 19 años que tiene síndrome de Down, veo todos los días el valor único que aporta a nuestra familia y el impacto positivo que tiene en los que la rodean», dijo Lynn Murray, portavoz de la campaña Don ' t Screen Us Out. «Las cifras muestran que los temores de la comunidad del síndrome de Down de que la implementación de estas pruebas llevaría a una gran caída en el número de bebés con síndrome de Down no eran infundados».
«Estas cifras muestran que proporcionar las pruebas en los hospitales del NHS [Servicio Nacional de Salud] está llevando a una gran disminución en los nacimientos de bebés con síndrome de Down», continuó Murray.
«Es totalmente contrario a la ética y discriminatorio que el Gobierno siga adelante con la implementación de las pruebas, dado que los datos de los hospitales del NHS muestran que estas pruebas están conduciendo a la reducción en el número de personas de una comunidad específica».
Don't Screen Us Out está pidiendo al gobierno británico que detenga la implementación de las pruebas. La organización también quiere una investigación sobre el impacto que NIPT está teniendo en la caída de la tasa de natalidad para bebés con síndrome de Down.
Padres pierden custodia de hija de quince años por oponerse al cambio de sexo
Parents Lose Custody of
15-Year-Old Daughter For
Refusing to Allow Sex Change
“It is as if they had killed our child.”
Published
2 days ago
on
10 December, 2019
The parents of a 15-year-old Finnish girl lost custody of their daughter
after refusing to allow her to undergo a sex change.
According to a report by Svenska Yle, the parents prevented the girl from
starting hormone treatments to “correct her gender.”
The names of the individuals involved were changed and the EU country in
which the events happened were removed from the article to protect the
identity of the family.
However, what we do know is that two summers ago after the family moved
abroad, their daughter Nea met a new friend group.
She went from acting and dressing very feminine to dressing like a boy and
claiming she was born into the wrong body.
Nea then demanded that her parents Kari and Niina allow her to begin
hormone therapy and eventually breast removal surgery.
The request was denied and Nea became increasingly angry before one of
her friends contacted the police and filed a criminal report against the
parents.
Documents show that Nea’s friends were encouraging her to “break
contact with her parents” from the beginning.
Nea was taken by authorities and spent a few months in an orphanage
before being allowed to return home to her parents, who then planned to
move back to Finland.
Nea later returned to the police station with a local transgender activist and
a decision to allow her to begin hormone treatment was made without the
parents even being consulted.
Nea’s parents eventually gave up on trying to regain full custody of her
and now say that she hardly speaks to them.
Her parents watched a video of the girl talking into a camera and saying,
“This is how I sound six months after I started taking testosterone.”
She has apparently developed a deeper voice, put on weight and grown
more hair, changes that are “irreversible.”
“Without over-dramatizing, you can say that as the voice, appearance and
personality change, it is as if they had killed our child,” said the girl’s mother.
As we previously highlighted, the number of children wanting to undergo
sex change treatment has exploded since the media and the culture began
hyping transgender identity politics.
Earlier this year, it was revealed that five people working at Britain’s only
NHS transgender clinic had quit after children as young as three were
being through unnecessary gender reassignment treatment.
“Referrals to the clinic risen in recent years, with 94 in 2010, rising to 2,519
by last year, with the youngest patient aged just three,” reported the Daily
Mail.
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La Corte Suprema respalda una ley para que las madres escuchen el latido antes de abortar

Por Aciprensa | 10 diciembre, 2019
(Aciprensa)- La Corte Suprema de los Estados Unidos rechazó este lunes 9 de diciembre un pedido de impugnación contra una ley del estado de Kentucky que exige que las madres que desean abortar, escuchen los latidos del corazón del hijo que está en su vientre a través del ultrasonido.
La ley de Kentucky “The Ultrasound Informed Consent Act” (Ley de consentimiento informado por ultrasonido), requiere que los médicos especialistas en abortos presenten y describan una imagen de ultrasonido de un niño por nacer a una madre que busca un aborto, además de tener que reproducir el audio del latido del corazón del bebé. El gobernador Matt Bevin, quien recientemente perdió su candidatura para la reelección, firmó el proyecto de ley.
Según la legislación, la madre tendría la opción de negarse a mirar la imagen de ultrasonido y solicitar que se silenciara el audio del latido del corazón del bebé.
En abril, la Corte de Apelaciones del Sexto Circuito aprobó la ley, una decisión que luego fue apelada ante la Corte Suprema. La negativa de la Corte Suprema de aplicar una revisión judicial el lunes 9 de diciembre dejó intacta la decisión del Sexto Circuito.
La ley de Kentucky fue apoyada por los obispos católicos del estado que elogiaron su intención de “garantizar que las mujeres tengan acceso a información imparcial y médicamente sólida sobre los procedimientos de aborto y el feto en el útero antes de tomar una decisión irreversible de abortar”.
Según el Instituto Guttmacher, de tendencia proabortista, tres estados requieren que los médicos muestren y describan los ultrasonidos a la madre que busca un aborto; y 11 estados requieren que el médico realice una ecografía.
El juez de circuito John K. Bush escribió la opinión del Sexto Circuito, afirmando que la ley de Kentucky exigía la divulgación de información relevante para el paciente y, por lo tanto, no violaba la Primera Enmienda.
La Primera Enmienda de la Constitución de Estados Unidos, que rige desde 1791, protege los derechos a la libertad de religión y la libertad de expresión.
“La información transmitida por una imagen de ultrasonido, su descripción y el latido audible del corazón fetal le da al paciente un mayor conocimiento de la vida no nacida dentro de ella”, escribió, y agregó que “esta información que podría persuadir a una mujer a cambiar su mentalidad no anula la Primera Enmienda”.
Mientras las leyes como las de Kentucky requieran que los médicos brinden información que sea “veraz, no engañosa y relevante para su decisión de tener un aborto”, no violarán los derechos de la Primera Enmienda del médico, dijo el juez Bush.
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En su primer día, Ginés González García ya trabaja en el protocolo de aborto legal: "Tendremos un ministerio verde"
Así lo afirmó el flamante funcionario en un discurso en la sede de Salud. Además, hubo festejos por la recuperación del rango ministerial.
Así lo afirmó el flamante funcionario en un discurso en la sede de Salud. Además, hubo festejos por la recuperación del rango ministerial.
Un día después de jurar como titular de la cartera de Salud, Ginés González García brindó su primer discurso frente a varios funcionarios y trabajadores que lo acompañarán a lo largo de su gestión. En un clima de algarabía, habló sobre la reposición del protocolo de aborto no punible, una de los primeros temas de los que prometió ocuparse días antes de su nombramiento. Al respecto, aseguró que la restitución de la resolución propuesta por Adolfo Rubinstein y vetada por Mauricio Macri se realizará "inmediatamente".
"Como nosotros somos ecologistas, éste va a ser un ministerio verde", dijo González García en la sede de la cartera de Salud en referencia a su posición sobre el aborto. Luego de esta afirmación, que le valió una ovación por parte de los presentes, expresó que atender esta problemática implica contribuir a la defensa de "los derechos de los más débiles", por lo que confirmó que le dará un pronto tratamiento.
"No sé si será lo primero, o lo primero y medio que haga, pero va a haber protocolo inmediatamente", aseguró el flamante ministro, que celebró la "esperanza" a nivel social y dentro del propio gobierno por la implementación de la iniciativa.
Durante su discurso, también hubo festejos por la promoción de la cartera de Salud nuevamente a ministerio, luego de que éste fuera degradado al rango de secretaría dentro del Ministerio de Desarrollo Social en 2018 por Mauricio Macri.
Días antes de su asunción como ministro, González García había anticipado como una de sus primeras medidas la reposición del protocolo de aborto no punible redactado por su predecesor, Adolfo Rubinstein, el cual fue posteriormente vetado por el expresidente Macri, en un hecho que calificó de "mamarracho".
La polémica por la resolución de Rubinstein
La controversia que derivó en la salida del secretario de Salud empezó el miércoles 20 de noviembre, cuando se publicó en el Boletín Oficial una resolución con la reglamentación del protocolo de ILE impulsada por Rubinstein.
Según la Casa Rosada, esta decisión fue "inconsulta", por lo que al poco tiempo Macri decidió derogar la medida por decreto. Ante esta situación el exsecretario de Salud presentó su renuncia en forma "indeclinable".
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