El cigoto, es decir, el ovocito fecundado por un espermatozoide, es ya una persona humana, con un acto de ser, con un cuerpo y con un alma, y por lo tanto, su primer derecho humano es el derecho a vivir
Mostrando entradas con la etiqueta Fidel Castro. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta Fidel Castro. Mostrar todas las entradas

lunes, 5 de marzo de 2018

El cobarde y cómplice silencio de la izquierda sobre los delitos de lesa humanidad de Fidel Castro

Sui delitti di Fidel Castro la sinistra ha girato la testa

Dos asesinos juntos para la foto: Che Guevara y Fidel Castro.

Sui delitti di Fidel Castro la sinistra ha girato la testa

Carlos Franqui, rivoluzionario della prima ora e poi dissidente, ha passato molti anni nel nostro Paese: ""Sui delitti di Fidel Castro la sinistra ha girato la testa"

"In Italia la sinistra ha sempre girato la testa dall'altra parte. Più con il silenzio che con l'appoggio aperto. In nome dell'antiamericanismo hanno sempre perdonato tutto a Fidel Castro.

Gli intellettuali e i politici della sinistra hanno sempre saputo bene qual era la situazione dei diritti umani a Cuba ma quando con altri dissidenti andavamo a chiedere una firma di condanna a Fidel Castro ci sbattevano la porta in faccia. Mi ricordo il 1971. Fidel Castro aveva fatto arrestare un poeta, Heberto Padilla, e Luigi Nono scrisse una lettera di protesta che l'Unità si rifiutò di pubblicare".

Corre sul filo dei ricordi Carlos Franqui, il "nonno" dei dissidenti cubani che oggi vive a Portorico. Ottantaquattro anni, con Fidel sulla Sierra Maestra durante la rivoluzione, direttore di Revoluciòn, poeta, scrittore, saggista fuggito da Cuba nel 1968 quando criticare la rivoluzione voleva dire, anche in Europa, accettare l'ostracismo, l'insulto personale, l'accusa, tremenda in epoca di Guerra Fredda per un uomo di sinistra, di "tradimento".


Perché lasciò l'isola?"
Perché non potevo essere libero, non potevo scrivere, pubblicare quello che volevo. A Cuba se non sei d'accordo con Fidel Castro sei un uomo morto. Non puoi lavorare, muori di fame. Prima venni destituito da direttore di Revoluciòn , poi mi cacciarono da direttore del Museo d'Arte moderna".

Perché venne destituito da direttore del giornale?
"Pubblicai il dispaccio dell'agenzia France Press che dava la notizia della decisione di Kruscev di ritirare le rampe dei missili da Cuba. Castro non lo sapeva, il presidente sovietico non lo aveva avvisato. Ma non voleva neppure che lo sapessero i cubani. Così il giorno dopo mi processarono, solo perché avevo scritto la verità. Vissi una situazione kafkiana nella quale il colpevole della decisione di Kruscev finivo per essere io".

In quegli anni lei venne in Italia...
"Cercai di raccontare quello che succedeva a Cuba, di mettere in guardia la sinistra. Di spiegare il settarismo con cui si governava il partito comunista cubano. I processi ai dissidenti, le fucilazioni. Sono trentacinque anni che combatto per far conoscere la mostruosità del sistema castrista. Ma in Italia non mi ascoltava nessuno. All'inizio ero un poveraccio che aveva perso il lavoro al quale bisognava pagare il pranzo. Così tanto per dimostrare un po' di umana solidarietà. Poi diventavo una zanzara, un fastidio da scacciare".

Ma venne invitato anche alla Biennale di Venezia?
"Sì, c'era Ripa di Meana, fu un momento molto importante. Ma in quegli anni era molto difficile spiegare, nessuno in Italia voleva ascoltare critiche a Cuba. Ci fu anche un processo a Trento con Gianni Minà". Perché? "Lo querelai per tutte le bugie che Fidel Castro diceva su di me nel suo libro-intervista".

Come finì?
"In un pareggio. Minà mi chiese scusa e io ritirai la querela".

Una parte della sinistra italiana ha sempre difeso il regime cubano sostenendo che tutti i problemi, le difficoltà, la fame, la prostituzione, la mancanza di medicine dipendevano dall'embargo degli Stati Uniti?
"È una foglia di fico. L'embargo è applicato solo dagli Stati Uniti, dal resto del mondo no. Domandatevi questo: perché Castro non compra le medicine in Messico? La verità è che il suo sistema è un fallimento totale, che la sua politica economica ha distrutto le risorse dell'isola. Cuba non è povera per l'embargo americano, è povera perché è governata da un dittatore che proibisce l'iniziativa privata".

Si è perdonato molto a Castro anche per il Che Guevara...
"Quando Guevara lasciò Cuba per andare prima in Angola e poi in Bolivia lo fece perché aveva rotto con Fidel Castro. Era un nemico anche lui. L'obiettivo di Castro era liberarsi del "Che", infatti non fece assolutamente nulla per aiutarlo, anzi forse fece qualcosa per ostacolarlo".

Per quali ragioni è stato così difficile convincere anche grandi dirigenti della sinistra italiana ?
"Io credo per l'antiamericanismo e per il mito del Terzo mondo, della rivoluzione. L'innamoramento per il regime cubano era speculare all'odio per gli Stati Uniti, per il paese del capitalismo. Nessuno aveva interesse a cercare la verità, serviva solo la propaganda".

Perché il leader cubano ha scelto la via della repressione, dopo la visita del Papa sembrava che il regime avrebbe preferito la tolleranza?
"Castro è abituato a governare le crisi con il terrore, lo ha sempre fatto. In questo momento la crisi è molto profonda a Cuba. Dopo l'11 settembre è crollato il turismo che è una delle principali fonti di ingresso per lo Stato. La crisi sta mettendo in difficoltà la sussistenza del regime, quando ha fame la gente protesta e se non ottiene nulla: si rivolta. Il terrore serve a scongiurare il rischio di una rivolta".

Castro accusa i dissidenti di essere "agenti degli Stati Uniti", di ricevere finanziamenti da Washington.
"Mi viene da ridere. Io ho pubblicato tutti i documenti nei quali si dimostra come noi quando combattemmo per fare la rivoluzione fummo aiutati dagli Stati Uniti. Allora le relazioni tra Fidel e gli Stati Uniti erano ottime". E dopo? "La sinistra italiana non ha mai accettato un fatto molto semplice: Castro non è mai stato marxista, né comunista. Ad un certo punto ha capito che poteva utilizzare l'appoggio dell'Urss per consolidare il suo potere. L'Urss, per l'importanza strategica che aveva un'isola come Cuba a novanta miglia dagli Stati Uniti, ha letteralmente mantenuto l'isola per trent'anni. Da Mosca arrivava tutto. Le macchine, i viveri, le medicine. I cubani potevano permettersi di non fare assolutamente nulla, c'erano i russi che ci mantenevano. E quando questo sistema è saltato, Castro ha inventato l'apartheid, l'isola del turismo sessuale. Non gliene è mai importato nulla del socialismo, il suo problema è stato sempre e solo il suo potere".

In che consiste il sistema che lei chiama apartheid?
"Ci sono spiagge proibite ai cubani, la più famosa è anche la più bella dell'isola: Varadero. I cubani non possono entrare negli alberghi e nemmeno nei ristoranti per i turisti. Poi c'è un sistema che ritengo mostruoso nell'industria. E' ovvio, per esempio, che non esiste il sindacato, sarebbe controrivoluzionario protestare contro il datore di lavoro. Le aziende europee che operano nell'isola possono farlo solo associandosi con il regime, al cinquanta per cento. Il lavoro degli operai viene pagato in dollari allo Stato cubano che a sua volta paga il salario ma in pesos trattenendo la differenza. Per alcune aziende è una pacchia: non ci sono proteste, nessuno sciopera. Chi alza la testa perde il lavoro e ciao. Non è un operaio che rivendica i suoi diritti, è un controrivoluzionario".

E oggi cosa dovrebbero fare l'Italia e l'Europa?
"Ci vogliono subito misure concrete, i governi europei non devono concedere crediti al regime e devono proibire alla aziende di avere rapporti di collaborazione con Cuba almeno fino a quando non vengono liberati i prigionieri politici".

(17 aprile 2003 Repubblica)

Tags: Cuba, Fidel Castro
(https://www.museodelcomunismo.it/approfondimenti-comunismo/sui-delitti-di-fidel-castro-la-sinistra-ha-girato-la-testa)

jueves, 1 de diciembre de 2016

Cuba, paraíso el aborto, el otro genocidio del dictador Fidel Castro

Fidel Castro, durante uno de sus interminables discursos
Castro, quien dirigió el derrocamiento del presidente cubano Fulgencio Batista en 1959, ha sido denominado por algunos como un "icono revolucionario", "el último comunista romántico", pero incluso estas publicaciones de izquierda ocultan cándidamente el "lado oscuro" de su revolución que incluye "ejecuciones, presos políticos, vigilancia y censura". En otras palabras, el "romántico revolucionario", no es más que un genocida sangriento, que cometió doble genocidio contra su pueblo -mientras se enriquecía ilícita y descomunalmente robando a su propio pueblo-: un genocidio contra los cubanos nacidos, y un genocidio contra los cubanos en el vientre de su madre.

El legado del dictador cubano Fidel Castro, quien murió el viernes pasado a los 90 años después de casi cinco décadas de gobierno, tiene una de las tasas de aborto más altas en el mundo y es un empobrecido estado policial condenado por organizaciones como Amnistía Internacional y Human Rights Watch por sus violaciones a los derechos humanos.
Castro, quien dirigió el derrocamiento del presidente cubano Fulgencio Batista en 1959, ha sido denominado por algunos como un “icono revolucionario”, “el último comunista romántico”,  pero incluso este tipo de publicaciones de izquierda ocultan cándidamente el “lado oscuro” de su revolución que incluye “ejecucionespresos políticosvigilancia y censura”, según recoge Infocatólica desde LifeSiteNews

Recibe el Brief de Actuall en tu email

Christopher Sabatini, experto de la Universidad de Columbia en Cuba aeñala: “Seamos honestos: este fue un régimen que cuando llegó al poder alineó a sus oponentes y los fusiló”.
Los partidarios del gobierno de Batista fueron “enviados ante los tribunales sumarios y al menos 582 fueron fusilados por pelotones de ejecución”, señala en el diario Independent, añadiendo que “las estimaciones de ejecuciones bajo los 58 años de dictadura de Castro se cuentan por miles, a través de juicios injustos, encarcelamientos arbitrarios y ejecuciones extrajudiciales”.
“Cuando Castro estableció su ‘sistema de partido único’, los periódicos independientes fueron cerrados y homosexuales, sacerdotes y otros considerados como una amenaza fueron conducidos a campos de trabajo para la reeducación”, informa.

Uno de los abotorios que hay en Cuba / Nicolás de Cárdenas
Uno de los abotorios que hay en Cuba / Nicolás de Cárdenas

Se calcula que más de 1 millón de cubanos huyeron del país en “balsas y se arriesgaron a ahogarse para huir de la pobreza, ante el estancamiento y una sensación de claustrofobia que era más culpa de Castro que del embargo estadounidense”.
“El estado de la libertad de expresión en Cuba , donde los activistas siguen haciendo frente a la detención y el acoso por pronunciarse contra el gobierno, es el más oscuro legado del dictador”, declaró Erika Guevara-Rosas de Amnistía Internacional.
José Miguel Vivanco, el director para América de Human Rights Watch, condenó también el legado del dictador fallecido. “El régimen draconiano de Castro y los severos castigos que aplicó a los disidentes mantuvieron su sistema represivo firmemente enraizado durante décadas.
Esa represión ha continuado bajo Raúl Castro, quien asumió como presidente en 2008 debido a la salud de su hermano mayor.
“Muchas de las tácticas abusivas desarrolladas durante su tiempo en el poder  –incluida la vigilanciapalizasdetenciones arbitrarias y actos públicos de repudio— todavía son utilizados por el gobierno cubano”, hace notar un comunicado de HRW publicado el 26 de de noviembre de este año.

Aborto y crisis moral

La brutalidad del régimen comunista se ha hecho evidente en la tasa de aborto de Cuba, que está entre las más altas del mundo, y la más alta entre los estados miembros de la ONU, de acuerdo con los datos registrados por Johnston Archive en el 2015. El aborto es gratuito en Cuba y disponible bajo demanda, aunque las niñas menores de 16 años deben tener el consentimiento de sus padres o tutores.
“La razón principal por la que la tasa de abortos en Cuba es tan alta es porque su gobierno tiránico ha sido comunista durante casi seis décadas, y los comunistas no se preocupan por la vida humana, sino sólo por su revolución asesina”, señaló Adolfo Cañasteda, director de la División Hispana de Human Life International.
“Recordemos que el marxismo no ve a la persona individual como ser humano dotada de dignidad intrínseca sino simplemente como un engranaje en una gran máquina controlada por el Estado”, dijo Cañasteda a LifeSiteNews en un correo electrónico.
InterPressNews Service informó en 2013 de que tres veces el número de niñas adolescentes cubanas abortan a sus hijos en comparación con las llevan a término su embarazo, y que “muchas embarazadas de 15 a 19 años de edad ya han tenido uno o más abortos en función de sus antecedentes médicos”.
“El gobierno comunista se complace en abortar a los niños no nacidos en gran número, ya que significa que tendrán menos jóvenes cubanos para alimentar, vestir y educar”, explica Steven Mosher
Cañasteda confirmó que “el aborto es usado como una forma de control de la natalidad, a pesar del hecho de los métodos anticonceptivos abundan, pero no los medicamentos reales, ya que el sistema de salud [cubano] está en ruinas. El gobierno usa sus médicos mal pagados en el extranjero como herramienta de propaganda. Es una gran mentira”.
Por otra parte, “la tiranía de Cuba se enorgullece hipócritamente de tener una baja tasa de mortalidad infantil”, pero eso se debe a que “abortan en gran número a los bebés no nacidos que sospechan que tienen defectos de nacimiento”. Debido a su baja tasa de natalidad, Cuba se enfrenta a una crisis demográfica, que Business Insider señala que es “generalmente considerado un problema de los países ricos”, pero en este caso, las personas creen que no pueden permitirse los niños, y “los cubanos están saliendo del país en manada”.
Castañeda está de acuerdo en “la difícil situación económica la ha causado la propia tiranía” y llama a no creer en medios seculares que no dicen la verdad y echan la culpa al llamado “embargo”. Para él, “es la pérdida de valores morales lo que hace que la gente caiga en el terrible  pecado del aborto”. Los cubanos “han perdido sus valores debido a la incesante propaganda comunista y sus horribles programas de educación sexual que perturban las mentes y los corazones de los jóvenes”, añadió.
Steven Mosher, presidente de Population Research Institute, se hace eco de estas afirmaciones. “Después de medio siglo de comunismo, el nivel de vida de Cuba tan bajo, y su opresión política tan severa, que su gente se ha quedado prácticamente sin esperanza para el futuro”, dijo a LifeSiteNews en un correo electrónico.
“Los niños están viviendo, respirando, expresiones de risa de esperanza en el futuro. Un pueblo que tiene pocas esperanzas, como los cubanos, se inclinará a abortar a sus hijos en gran número, en lugar de llevar a los niños a lo que se refieren burlonamente como un ‘paraíso socialista'”, agregó Mosher.
“El gobierno comunista se complace en abortar a los niños no nacidos en gran número, ya que significa que tendrán menos jóvenes cubanos para alimentar, vestir y educar”, agregó. “Sin mencionar que, para los ateos comprometidos, el aborto casi califica como una especie de ‘sacramento oscuro'”.

sábado, 26 de noviembre de 2016

El doctor Biscet, a Actuall: “Ser provida en Cuba me costó años de torturas. No me arrepiento”







El médico cubano relata las aberraciones que se cometían en hospitales cubanos con bebés que nacían vivos y eran asesinados, lo que le llevó a denunciarlo ante el mismísimo Fidel Castro. Después de esto experimentó la mano de hierro de la dictadura castrista.

ayo el doctor Óscar Elías Biscet concedió una entrevista a Actuall en la que relataba las aberraciones que se cometían en hospitales cubanos con bebés que nacían vivos y eran asesinados, lo que le llevó a denunciarlo ante el mismísimo Fidel Castro. Hoy, con motivo del fallecimiento de Fidel Castro les recordarmos lo que nos contó.
El doctor Óscar Elías Biscet quiso ser fiel a su juramento hipocrático pese a que esto le obligase a enfrentarse a la sanguinaria dictadura cubana de los Castro. Y se mantuvo firme en su propósito de defender la vida del no nacido y denunciar las atrocidades que se hacían en los hospitales cubanos, motivo por el cual perdió su trabajo, fue detenido y pasó casi 12 años en la cárcel aislado y entre torturas.
Pero lo volvería a hacer. Así de tajante lo ha asegurado a Actuall este valiente médico que de camino a Hungría, país al que ha sido invitado oficialmente, ha hecho escala en España donde ha sido nombrado presidente de Honor de Cidevida (Centro Internacional para la Defensa de la Vida Humana). Es la primera vez que el doctor Biscet puede salir de Cuba desde que fuera encarcelado ya que el régimen le prohíbe abandonar el país.
Todo comenzó en 1997 cuando este médico que se había postulado públicamente a favor de la vida en un país como Cuba se enteró de las atrocidades que se estaban cometiendo en el hospital Hijas de Galicia, aunque luego supo que se daban también en otros hospitales del país.
“En el último periodo de gestación los bebés nacían vivos y eran asesinados, ahogados en cubetas de agua o cortándoles la médula”
Entonces decidió que debía recabar pruebas de las barbaridades que allí se cometían. “Fue un problema de conciencia porque no podía soportar que a un ser humano le quitaran la vida”, cuenta Óscar, que añade que “fue muy traumático para mi conocer estas situaciones aberrantes con numerosos abortos y en los que en el último periodo de gestación los bebés nacían vivos y eran asesinados, ahogados en cubetas de agua o cortándoles la médula”.
A partir de ese momento, su prioridad fue denunciar esta aberración costase lo que costase. “Cuando me enteré de esas actitudes tuve que protestar y me costó mi puesto, la cárcel y numerosas torturas”, relata el doctor. Pero aún así afirma con seguridad: “Lo hice por una cuestión de conciencia y no me arrepiento”.
Uno de los abotorios que hay en Cuba / Nicolás de Cárdenas
Decidido a acabar con este escándalo, el doctor Biscet recopiló los testimonios de las madres a las que habían asesinado a sus hijos y también preparó un informe sobre el “rivanol”, una sustancia utilizada para provocar abortos en Cuba.
“Hice un estudio donde planteé esta situación y se la entregué a las autoridades. La Fiscalía no respondió y se lo llevé a Fidel Castro a su oficina. A partir de ese momento me encarcelaron y tuve que resistir el trato inhumano que sufren las personas en las cárceles, pero pude resistir”, cuenta el doctor.
Fue hecho prisionero por ser una “amenaza para el Estado” y tras ser liberado en 2002 fue poco después detenido de nuevo y condenado a 25 años. Fue la mediación de la Iglesia Católica la que logró que fuera excarcelado en 2011 aunque con la prohibición del régimen de abandonar Cuba.
En la cárcel sufrió todo tipo de padecimientos. Estuvo en celdas de aislamiento por reivindicar que era un preso de conciencia, no podía recibir visitas ni tener objetos personales. Y además, no tenía atención médica a pesar de que necesitaba un tratamiento médico.
“El vivir en una dictadura como esta no sólo te puede costar la cárcel sino la vida”
“El vivir en una dictadura como esta no sólo te puede costar la cárcel sino la vida”, afirma el doctor, recordando las torturas que sufrió. Pero no sólo fue él el que sufrió la represión por su condición de provida. Su mujer perdió el trabajo y también la casa en la que vivía. El régimen lo tenía todo muy bien atado.
Los hermanos Fidel y Raúl Castro han dirigido con mano de hierro Cuba durante las últimas décadas / EFE
Aún así cree que todos estos padecimientos han valido la pena pues a su juicio su lucha por la vida “ha repercutido en la sociedad”. Cuenta que antes de ser encarcelado convocó una marcha provida y ese mismo día Fidel Castro se vio obligado a salir en televisión defendiendo el aborto como un derecho de la mujer. Pero Biscet continuó con las protestas y “Fidel tuvo que volver a salir para decir que el aborto no era un anticonceptivo y que había que regularlo. Y aunque la regulación fue mínima quedó al menos constancia entre la gente que el aborto no era un anticonceptivo”.
Para el doctor Biscet “ser provida en un régimen antivida en una dictadura totalitaria es difícil porque no sólo vas a tener el desprecio de las personas que promueven el aborto sino que por expresarte libremente eres castigado. Es lo que me pasó a mí”.
Por todo ello, este médico que ha experimentado grandes sufrimientos por defender al más débil llama a toda América Latina a luchar por la vida y “no dejarse llevar por la izquierda que está en el poder y que fomenta el aborto”. “Es fundamental que todas las personas sigan luchando para que no se despenalice el aborto en los países que aún resisten”, sentencia.

“El pueblo cubano puede acabar con la dictadura”

Pero Óscar Elias Biscet no es sólo provida sino un firme defensor de los Derechos Humanos y desde Cuba sigue luchando por la democracia en la isla. Por ello, considera que el restablecimiento de relaciones entre “EEUU y el régimen castrocomunista favorece más a la dictadura que al pueblo. La dictadura se beneficia ampliamente mientras el pueblo toma las migajas”.
Obama bromea con Raúl Castro / EFE
Muy crítico con la decisión de Obama, este activista opositor tilda de “error” la nueva política estadounidense. “Había que exigir a Castro que diera la libertad al pueblo cubano y luego hacer este proceso para que se beneficie todo el mundo”, dice el médico cubano. Y es que, a juicio del doctor Biscet, el restablecimiento de relaciones “es reconocer un gobierno ilegítimo e ilegal”.
Pese a la represión de la dictadura no tiene pensado dar marcha atrás. “Nosotros buscamos la libertad mediante la lucha cívica no violenta y seguiremos luchando. Sabemos que Castro no va a hacer cambios pero tenemos el convencimiento de que el pueblo cubano puede acabar con la dictadura”, sentencia este verdadero héroe de Cuba.
(http://www.actuall.com/vida/doctor-biscet-actuall-provida-cuba-me-costo-anos-torturas-no-me-arrepiento/)